Il disagio psichico ha molti modi di presentarsi e di rappresentarsi. Ciò che accomuna i vari sintomi di cui le persone possono essere “colpite” (ansia, depressione, attacchi di panico, dipendenze, pensieri suicidi, ossessioni, insonnia, disfunzioni sessuali, ecc.) è l’impossibilità del soggetto di padroneggiarli.

Al tempo stesso il sintomo è portatore di un messaggio prezioso.

Non è un deficit rispetto ad un funzionamento che si ritiene “normale”, ma  un funzionamento paradossale del corpo o del pensiero.

 

Paradossale perché è causa di una sofferenza a volte insopportabile per il soggetto, ma nonostante questo egli, inconsciamente, può appagare delle spinte e ottenerne un parziale godimento, rappresentando quanto di meglio un individuo sia riuscito a trovare per far fronte a ciò che nella sua esistenza è insopportabile. Il sintomo è già una prima soluzione soggettiva, per questo, pur soffrendone, la persona vi è legata in modo essenziale, arrivando fino a identificarcisi.

 

Di conseguenza il sintomo non va aggredito, ma ascoltato e trasformato perché è dentro quel messaggio sintomatico che si cela un desiderio inconscio sino a quel momento silente e una preziosa risorsa.

 

La nostra scelta è quella di farci orientare dalla psicoanalisi, che trova finalità nel dare un posto alla parola singolare di ciascuno e permettere al soggetto di mettere in moto il proprio desiderio, al fine di far emergere un nuovo modo di essere nelle sue relazioni sociali, nel suo mondo.

 

La rispondenza etica, al di là di ogni tecnica che può essere messa a disposizione, insieme ad una costante attenzione alla revisione del lavoro dell’equipe, permettono di stare al passo del desiderio del soggetto.